
Pubblicato il 6/6/2007 alle 10:00 da Alessandro Bondi
Beh, che dire, Luca Mascaro mi ha introdotto nel web 2.0 (qui e qui) e quindi seguo con attenzione blog. Questo post stamattina mi ha colpito (così faccio un po’ di link dai) che riporta un loro case history, incentrato sull’utilizzo delle metodologie agili nell’user experience design (almeno, così pare di capire dal titolo).
Visto che il mio lavoro si sta evolvendo in incarichi progettuali, leggo tutto con interesse. Da bravo progettista in carriera (ecco cosa potrei farmi far scrivere sul biglietto da visita, invece che responsabile tecnologico), i concetti che mi porto a casa sono solo tre (non tre punti nuovi, ma comunque sempre importanti):
Leggendo il case history mi pare di capire che Luca equipara l’utilizzo delle metodologie agili ai progetti urgenti (stamattina non riesco a tradurre time-limited). No Luca, le metodologie agili non è solo questo. Un buon punto di partenza, sì, ma ora ti tocca di scrivere anche il resto ![]()
PS Stamattina sono polemico, mi hanno fatto girare le palle in ufficio subito subito ![]()
Pubblicato in Varie ed Eventuali | Commenti (3)
Non le ecquiparo, ma dico solo che quando il tempo e il budget è piccolo se si vuole comunque lavorare con gli utenti non esistono altre metodologie che funzionano
Ah ok, quindi è questa l’ottica giusta.
Il senso che traspariva pareva essere più limitativo.. in effetti anche i due commenti presenti su UXMatters sono orientati verso la mia interpretazione.
Il bello è che il tuo post è apparso proprio il giorno in cui ho iniziato ad introdurre i miei nuovi colleghi nel mondo dell’usabilità … w il delirio!
Giusto per stare sui “compromessi” nella progettazione segnalo questo post, molto interessante http://cuaderno.tigdstudio.it/2007/04/il-ruolo-del-compromesso-nella.html