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Dropbox Automator – Azioni automatiche sui nostri file su Dropbox

Per gli amanti di Dropbox, ecco un servizio web based (Dropbox Automator) per definire  azioni automatiche da eseguire ogni qualvolta viene effettuato l’upload di un file in una specifica cartella. Cioè, possiamo definire cosa far fare al sistema ogni volta che carichiamo un file in una cartella ben definita (un po’ come funziona If-This-Then-That, di cui parlerò più avanti).

Questo sistema si connette al nostro account Dropbox (dopo che l’abbiamo autorizzato) e ci permette di definire azioni basate sulle cartelle. Ad esempio, se creo una cartella “Documenti”, posso definire che tutti i file che carico su quella cartella vengano convertiti in PDF. Oppure creo una cartella “Foto”, e definisco che tutti quelle foto man mano che effettuo l’upload vengano automaticamente caricate su Facebook o su Flickr (o, ancora meglio, che vengano elaborate, ridimensionate, ruotate, etc. etc.).

Questa settimana il servizio è stato aggiornato, e il numero delle azioni che è possibile impostare è aumentato: non resta che scorrerlo e vedere cosa fa al caso nostro!

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Come creare un widget per WordPress

Questa guida spiega come personalizzare un widget per WordPress.

Un widget è una porzione di contenuto che può essere posizionata in una delle zone configurate di un tema per WordPress. Esso può contenere contenuto statico (testo, html) oppure un contenuto dinamico (come ad esempio un feed Twitter). In questo articolo viene spiegato come creare un primo semplice plugin per poi arrivare ad uno dinamico.

http://www.sitepoint.com/define-your-own-wordpress-widgets/

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Dropbox – la tua chiavetta USB online!

Da tempo uso Dropbox, un ottimo servizio di file hosting e sincronizzazione automatica. Il vero vantaggio è dispone di versioni per ogni piattaforma, desktop e mobile (Windows, OS X, Linux, iOS, Android, Blackberry, oltre alla versione web), e che quindi mi permette l’accesso ai miei file ovunque ci sia una connessione ad internet. Inoltre, prevedere la condivisione di file o di intere cartelle col mondo esterno, in modo tale da poter diventare anche un servizio di file sharing molto basilare.

Per cosa lo uso? Tengo memorizzato tutti i file importanti e/o comunque di frequente utilizzo/consultazione (prevedendo anche un versioning basilare e un disaster recovery – ne ho avuto bisogno una volta e in quattro e quattr’otto mi hanno risolto il problema!), sincronizzati sul mio computer in ufficio e sul netbook a casa. Così facendo tengo sincronizzato il tutto in tempo reale, ma soprattutto posso accedere via web o via smartphone ai miei dati ovunque io sia. Sono in un ufficio e ho bisogno di un documento? Tac, accendo Dropbox sul mio Galaxy e invio il documento via mail all’operatore. Devo far vedere una locandina/volantino, ma non ce l’ho dietro? Tac, ed eccolo sul mio schermo.

Credo che sia uno dei servizi migliori che abbia mai usato in tutta la mia vita, e lo raccomando a tutti.

Ovviamente l’iscrizione è gratuita (se la fate tramite questo link mi regalate 250MB senza spendere nulla quindi mi fate un favore…), e permette sempre gratuitamente hosting fino a 2GB, aumentabili fino a 17GB (qui un ottimo post di Carlo che spiega come fare).

Se confrontiamo i prezzi, invece, vediamo che le versioni pro sono un po’ più care rispetto ai competitor, ma il servizio è nettamente migliore.

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Visita in ospedale 2.0: la convalescenza secondo Facebook

Una volta quando andavi in ospedale, iniziava la processione. Parenti ed amici, a gruppetti, si davano appuntamento per venirti a trovare (con la fatidica domanda: “Ma qual è l’orario di visita?”), per sapere come stavi, per farti sapere che eri vicino. Quando andavi a casa telefonate e sms, perché quando qualcuno a cui teniamo sta poco bene vogliamo essere rincuorati.

Non tutti hanno il carattere “giusto” per andare in ospedale a trovare qualcuno (a molti mette soggezione o provano disagio ad entrare in ospedale), oppure si “vergognano” a chiamare oppure hanno paura di disturbare. Ma sono interessati a come tu stai, veramente, e quindi sconfiggono questi timori oppure chiamano altri amici/parenti per avere informazioni. Dopo un po’ di tempo ti chiamano per dirti “Ueh, come stai? Non ti ho chiamato prima per paura di disturbarti, ma ho sentito Tizio e Caio che sono venuti a trovarti e che mi hanno detto andava tutto bene e quindi ero tranquillo.”. Amici che ti stanno vicini anche se hanno paura di disturbarti. Ma che ti stanno vicini, ed è questo quello che conta!

Anche questo oggi sta cambiando, le telefonate (e nel 2012 anche le mail) che arrivano cambiano frase (niente più Tizio e Caio): “Ueh, come stai? Non ti ho chiamato per paura di disturbarti, ma ho seguito di Facebook come procede e quindi vedo che va tutto bene.”.

I social network hanno cambiato anche questo: c’è anche da dire che io, stando bene e dovendo fare un po’ di polemica come a mio solito, ho tenuto molto attivo il feed degli aggiornamenti (anche con foto durante e dopo il ricovero) e tengo aggiornato il racconto della mia esperienza. Ma anche questo è un segno del mondo che cambia. Ho voluto fare un piccolissimo “esperimento sociale” e direi che sono molto soddisfatto. Tanti like, tanti commenti, tanti messaggi: la convalescenza vissuta tramite Facebook e Twitter. E’ stato un modo diverso, forse anche un tabù (pubblicare la foto su Twitter la notte dopo l’intervento non è cosa da persone normali…), ma almeno mi sono passato il tempo, dovendo stare tanto tempo da solo 🙁

Grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini, o venendomi a trovare (certo è che dovendo evitare eventuali contagi la visita è anche sconsigliata…) o chiamandomi o scrivendomi o solo rimanendo tranquillizzati leggendomi su Facebook. Grazie a tutti voi, davvero.

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Overbooking ospedaliero – Parte seconda

Visto quello che mi è accaduto e altre cose che ho sentito a voce, mi sono documentato un po’, leggendo anche le indicazioni del Ministero della Salute riguardo la sicurezza in sala operatoria e altri documenti in qua e in la.

La cancellazione di un intervento programmato è un caso previsto dal documento (come conseguenza negativo del tredicesimo obiettivo). In documenti diversi viene comunque richiamato il principio che questo rischio vada minimizzato attraverso un efficiente ed efficace screening preoperatorio ed una razionale programmazione dell’attività operatoria. Però non mi sembra un gran argomento trattato…
Della serie: non dovrebbe accadere. Chiaccherando (anche poco) ho scoperto che è successo già a cinque persone che conosco in passato… ma il fatto che sia accaduto non significa che debba accadere ancora! A tal proposito mi interesserebbe prendere visione del registro della sala operatoria del 30 dicembre 2011, per vedere cos’è stato trascritto come motivazione dell’annullamento del mio intervento.
Mi hanno spiegato che un intervento che se la sala chiude alle 14 un intervento successivo a tale orario porterebbe all’utilizzo dell’unica equipe di urgenza presente nell’ospedale. Ok, mi sta bene, non va impiegata l’equipe di emergenza per un intervento di routine. Ma perché allora non prevedere un meccanismo o di reperibilità o di doppia-equipe per ovviare a questi problemi? Visto che non mi sembrano così infrequenti potrebbe non essere una cazzata (ripeto: cinque casi scoperti oltre al mio nelle chiacchere di un pomeriggio!). E nel malaugurato caso si verificasse una doppia urgenza come si comporterebbe l’ospedale? Se l’ultimo intervento della mattinata si “complica” e va oltre le 14 cosa fanno quelli dell’equipe in sala, escono, si lavano e vanno a timbrare il cartellino? Parallelamente vanno però garantite le normali pause e orari di lavoro per chi svolge le proprie mansioni in sala operatoria: nessuno si vorrebbe trovare ad operare chi è in sala da 12 ore senza pausa perché ha fatto tardi… va bilanciata la continuità del servizio alle condizioni di umanità e sicurezza.
Poi mi chiedo ancora: se mi hanno dato appuntamento per martedì, cosa vuol dire, che l’ospedale avrebbe pagato del personale fino alle 14 (orario a caso) per non lavorare in quanto avrebbero finito alle 12 (altro orario a caso)? Ci sono troppe cose che non mi tornano in questa storia, probabilmente sono meccanismi ospedalieri ignoti e incomprensibili a noi umani.

Ho scoperto un’altra cosa curiosa: i pazienti allergici al lattice vengono operati per primi, i pazienti affetti da patologie infettive vengono operati per ultimi. La sala operatoria viene pulita:

  • la mattina prima del suo utilizzo;
  • tra un intervento e l’altro;
  • al fine della giornata lavorativa.

La ratio semplificata è di facile comprensione: se voglio che la sala non sia contaminata dal lattice opero il paziente per primo, se non voglio contaminare alcun paziente dopo l’intervento di un paziente infetto lo opero per ultimo.
Riflettendoci un attimo, devo quindi presumere che tra un intervento e l’altro la sala operatoria non venga pulita poi così bene? Nessuno mi ha fatto né un test di allergia al lattice (ma forse uno che è allergico al lattice se ne accorge nella vita di tutti i giorni) né uno screening virale. Fondamentalmente si fidano dell’anamnesi, ma qualcuno potrebbe non sapere (o ancor peggio, omettere di riferire) di essere affetto da una patologia infettiva. Non sapendolo, quindi la sala operatoria tra un intervento e l’altro verrebbe pulita “alla buona” e quindi il paziente successivo sarebbe più esposto al rischio a causa della tipologia di pulizia impiegata? Di conseguenza, anche il comportamento medico cambia? Se così è, il rischio di infezione da parte sia degli operatori sanitari sia degli altri pazienti si impenna (e neanche di poco mi viene da dire)… e non è cosa buona e giusta. Tra l’altro (visto quello che mi è successo), un paziente allergico al lattice ha la certezza di essere operato il giorno previsto in quanto è sempre il primo, mentre un paziente colpito da una malattia infettiva deve sempre vivere nel dubbio essendo sempre l’ultimo. Anche in quest’ultimo caso c’è qualcosa che non mi quadra.

Un’ultima cosa che poi non ho capito: perché le donne e gli obesi sarebbero più a rischio per quanto riguarda le infezioni chirurgiche? Chiedo aiuto ai miei amici dottori 🙂

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Il pallone è mio (in realtà è il badile…)

 In questi giorni, essendo proprietario di badile, mi sono sentito un po’ come i bambini che andavano al campo di calcetto portandosi il pallone 🙂 Solo che se portavi il pallone, eri sicuro di giocare, così come se porti la pala sei sicuro di spalare… the shovel’s king!

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Uno spazzaneve davanti a casa mia no, eh?

Va bene che non abito in una delle strade più trafficate di tutta Ravenna, ma questa zona è densa di condomini quindi abitanti. In 24 ore credo che ci potesse essere il tempo per fare un giro con uno spazzaneve e/o uno spargisale, non credo che ce ne sia soltanto uno in tutta Ravenna perdincibacco!

Poi, come ho avuto modo di sostenere più volte, non mi metto a contestare l’ordinanza comunale perché ritengo che non ci debba essere bisogno di un’ordinanza per dire alla gente di spalarsi la neve davanti casa (ieri pomeriggio ho spalato neve fino a sera… ed oggi sono mezzo ammalato…) o per girare con le catene in macchina o per avere il buon senso per non usare la macchina. Nell’85 ricordo che eravamo tutti in strada a spalar neve (anche io con la mia palettina, avendo solo 5 anni). E senza bisogno di leggere alcuna ordinanza. In tal senso, più che accusare l’amministrazione comunale occorre accusare la mancanza di senso civico comune.

Ma credo che due giri con lo spazzaneve schifo non facciano.

Così come la storia delle scuole mi sembra assurda: quando il mio socio me la raccontava ieri mattina non ci volevo credere…

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Intervento di settoplastica con riduzione dei turbinati [Racconto la mia esperienza di operazione al naso]

Pubblico questo post, e lo terrò aggiornato nel tempo lasciandolo in pasto ai motori di ricerca, per raccontare la mia esperienza, visti i tanti dubbi che affliggono chi deve decidere se affrontare l’intervento al naso o meno. E’ solo la mia esperienza, ogni intervento ed ogni caso è a sé stante, ma magari a qualcuno può servire…

Prologo

Le cure termali

Fin da quando ero bambino ricordo che avevo difficoltà a respirare e che mi veniva il fiatone in men che non si dica. Inoltre mi ammalavo molto spesso, sempre col raffreddore! Devo aggiungere per dovere di completezza che ero (e rimarrò poi negli anni a venire) sovrappeso.

Attorno ai 6 anni vengo visitato da un’otorinolaringoiatra alla San Pier Damiano a Faenza che, dopo avermi prescritto una lastra alla faccia, mi dice (se non ricordo male, non trovo più le carte) che avevo un gran ristagno di muco e una sinusite cronica, da curare attraverso le cure termali. E così via, tutti gli anni d’estate partiamo (mia madre, mia nonna ed io) e andiamo a Castrocaro per due settimane (da pendolari) a fare le cure termali: divertente, c’era anche un gran parco giochi ove passare poi un po’ di tempo dopo le cure prima di tornare a casa (a parte quel giorno che una bambina pestifera mi spinse giù dallo scivolo e mi ruppi il dito di una mano… un mese di gesso d’estate a 8 anni!). Visto che però tanto alla fine il problema non si risolveva a fondo, smettiamo di arrivare fino a Castrocaro e ci concentriamo sulle più moderne terme di Punta Marina. Pian piano nel tempo poi smetto di andare pure lì… visti gli scarsi risultati.

La prima visita e i primi rimedi

Ad un certo punto, supportato da mia zia che soffriva dello stesso problema, tra i 16 e i 18 anni (non ricordo bene) mi sottopongo ad una visita ORL in ospedale a Ravenna, dove mi viene detto di soffrire “di un po’ di tutto”: il setto un po’ deviato, i turbinati un po’ ingrossati, le adenoidi un po’ ingrossate, le cartillagini un po’ collassate… tante piccole cose che assieme danno un po’ fastidio. Affrontare un intervento chirurgico al naso in quel momento può non essere consigliato (almeno dovrei aspettare il termine dello sviluppo, per vedere se qualcosa cambia). Quindi spray per il naso e cerottini nasali (proprio negli anni in cui li usavano tutti i calciatori di serie A ed erano diventati una “moda”). Con l’invito a ripresentarmi se negli anni non fossi migliorato.

Così facendo risolvo i miei problemi, almeno durante le partite: mi vergognavo un po’ a girare con i cerottini, ma alla fine il loro lavoro lo fanno. Questo per qualche anno… ad un certo  punto i cerottini non contano più a niente, smetto di usarli, intensifico gli spray, e nel 2009 ri-provo con le cure termali.

Ero fondamentalmente terrorizzato dall’idea di operarmi: avevo visto un mio amico pestissimo dopo l’intervento al naso e dolorante dopo l’estrazione dei tamponi, e mia zia che risolveva poco nonostante i due interventi (e un terzo da fare).

L’intervento

Visita

Visto che con le cure termali e con gli spray non riesco a risolvere la situazione (e iniziando a dormire veramente male, apnee notturne, mal di testa continui, insofferenza, eccetera eccetera) decido di farmi visitare un’altra volta durante l’inverno 2010-11, per vedere cosa è cambiato. Vado in ospedale a Ravenna, mi viene detto che il mio problema è causato da uno deviazione del setto nasale e ipertrofia dei turbinati. Mi prescrive una tac maxillo facciale per confermare la diagnosi. Giusto per sentire un altro parere la vado a far vedere da un altro otorino alla Domus Nova (in convenzione…) che conferma quanto detto dall’altro e via, mi decido: entro in lista d’attesa. Non proprio convinto al 100%, con ancora un po’ di paura ma il medico mi dice che ho tempo a ripensarci fino a che non mi chiamano per l’intervento. Nel 2011 la mia situazione peggiora drasticamente e non vedo l’ora che mi chiamino.

Il d-day: anestesia, sala operatoria e risveglio

Arriva il grande giorno (preceduto da una simpatica depilazione del petto e della coscia destra e da un ferreo digiuno cibo-acqua): il 3 gennaio 2012 alle ore 11.15 entro in sala operatoria (ho visto la gente entrare in sala con le mani alzate, è vero!) per l’intervento tradizionale di settoplastica e riduzione dei turbinati, con tanta paura (un po’ generalizzata, vista l’anestesia totale, e un po’ specifica proprio per l’intervento, con il timore di sentire quei dolori atroci di cui mi raccontavano). Il tempo di sentirmi dire “Ecco, fra un po’ si addormenterà” e di rispondere “Allora vi saluto adesso” che mi addormento senza accorgermene e alle 13.15 mi riportano in camera.

Il primo ricordo che ho è di essere nel mio letto, intavanato duro, con una gran gola secca, senza dolori né nausea. Mi dicono di poter iniziare a bere da lì a tre ore, e a piccoli sorsi, onde evitare eventuale vomito. Rimango intontito con questo gran mal di gola e una gran voglia di bere – non bevevo dalle nove della sera prima – ma devo aspettare. Mia madre si dimentica di dirmi che erano passate le tre ore – non le avevo detto che avevo una gran sete e lei è rimasta tranquilla – e alle cinque finalmente inizio a sorseggiare. “Piano, mi raccomando, se no ti viene il vomito”. E va beh, beviamo piano, un sorso al minuto… ma di continuo 😉 “Devi fare pipì, devi smaltire l’anestesia”. I miei sburoni, non bevo da un giorno quasi e sto bevendo a piccoli sorsi… Verso le sette e mezza inizio a riprendermi dall’anestesia, provo a usare il pappagallo – senza esito – e provo ad alzarmi per andare in bagno. “Pianino, sei debole, ti gira la testa, hai male e rischi di cadere”. Lo saprò pur io se mi gira la testa e ho male… arrivo in bagno, faccio tutto quello che devo fare e torno a letto.

Inizio a riprendermi pian piano ma sempre con questo gran mal di gola. Ciò, consideriamo che mi hanno infilato un tubo in gola (dell’8, se a qualcuno può dire qualcosa…) e sto respirando solo col naso, tra l’altro con la gola secca… Mando tutti a casa e inizia la trafila: schienale tirato su, piccoli sorsi d’acqua di continuo e via andare. Poco più tardi arrivano le infermiere “Ti facciamo l’antidolorifico?” No, non ho male “Ti viene da vomitare” No “Stai bene?” Ho una gran sete e mal di gola “Per quello non possiamo farci niente” Ah beh, allora… “Prova a mangiare delle caramelle che favoriscono la salivazione, magari ti aiutano”. Consiglio interessante e gustoso, solo che non riesco a produrre saliva. Dopo un’oretta tornano con le stesse domande, ma si vede che ho avuto fortuna: niente dolore, niente nausea, niente pestoni, niente lividi, niente faccia gonfia, niente occhi iniettati di sangue. Un po’ di culo ogni tanto ci vuole.

E la prima notte passa così: pisolini di max 5 minuti l’uno, poi mi sveglio per bere dell’acqua, ogni tanto mi alzo per andare in bagno a fare pipì e a sciacquare la gola con l’acqua fredda (ritrovando l’efficacia dei gargarismi con l’acqua fredda per alleviare il mal di gola). E in una di queste pause… tweet con la foto col naso incerottato!

Decorso post-operatorio

Alle 6 vengono a cambiarmi la medicazione0, “e te pécia” con l’antidolorifico, e mi alzo veramente in gran forma. Come se avessi dormito tutta notte di filata. Non l’avrei mai detto… visto che devo camminare per spurgare il naso, dopo colazione (finalmente cibo…) mi metto tuta e scarpette e inizio a girare per tutto l’ospedale (con la gente che mi viene a trovare e mi telefona per sapere dove sono… le infermiere, il chirurgo e il mio compagno di stanza che mi guardano stupiti e contenti…). Ogni tanto torno indietro (giusto per non saltare il giro visita, dopo accordi con le infermiere), pranzo luculliano (per uno che era a digiuno da due giorni mangiare riso in bianco col parmigiano e petto di pollo con gli spinaci è il massimo della vita) e di nuovo ad accompagnare tutti quanti al bar a prendere il caffè (io niente però…). Gira e rigira, chiacchera e richiacchera con mezzo ospedale, arrivo a sera stanco morto e con le gambe indolenzite 😉  Cena alle 18.00 (che ricalca il pranzo), altre chiacchere, un po’ al computer, e poi si riprova a dormire… più o meno come la sera prima, anche se gli intervalli di sonno durano dai 30 ai 60 minuti e ad un certo punto della notte mi azzardo ad abbassare la testata del letto, per poi ritirarla su dopo due/tre sveglie-acqua.

Riassumendo, niente dolore, niente rigonfiamenti, “solo” il fastidio di dover respirare col naso chiuso, un orecchio tappato e questo mal di gola perenne che porta anche a qualche linea di febbre. Fa un po’ male a masticare (ho provato a mangiare un pezzo di pane ma sono impazzito… meglio cose morbide!), ma a bere nessun problema stando attenti a non trangugiare a canna (mi dicono che chi ha il canale rinofaringeo -?- corto può aver problemi a deglutire a causa della lunghezza del tampone). Ma credevo di stare molto peggio, quindi va benissimo così. Ho un po’ di fastidio al labbro superiore (all’attaccatura tra il labbro e la gengiva, appena sotto al naso) che ogni tanto fa male (ridere, sbadigliare, masticare, aprire troppo la bocca, …)

E arriva il penultimo giorno di ospedale… con i suoi giri in qua e in là ma intervallato da un forte dolore di stomaco (intolleranza alla codeina o all’effervescenza del Tachidol, “s’gonda e dutor”) risolta dopo una flebina di Ranidil implorata piegato dal male (come ho detto con l’infermiera, “Mi guardi, grande grosso e zizulone che le sto chiedendo a tutti i costi di farmi passare il male con i goccioloni agli occhi”) e un impennata di febbre (influenza che ci siamo passati tutti in reparto, sempre “‘sgonda e dutor”) verso sera con i suoi effetti deliranti (avete presente i postumi di una sbornia brutta? ecco, sono stato così per tre ore dopo la flebina di Efferalgan). Unici due episodi che hanno “sporcato” il decorso regolare post-operatorio, ma verosimilmente non legati all’intervento in sé. Grazie alla febbrona almeno riesco a dormire, più o meno a tratti, dalle sette di sera alle sei e mezza di mattina… finalmente!

Raccomandazioni e accorgimenti nel post-operatorio

Per quindici/venti giorni occorre evitare:

  • fumo e alcol;
  • contatti con persone potenzialmente contagiose di malattie delle vie respiratorie;
  • sole;
  • attività fisica;
  • sforzi;
  • urti o traumi;
  • bevande e cibi troppo caldi (il caldo è un vasodilatatore: va bene bere “tiepido”, ma non bollente!);
  • doccia o bagni caldi (sempre per il discorso del caldo: va bene il “tiepido”, anche perché poi rischi di ammalarti);
  • soffiarsi o grattarsi il naso e starnutire (starnutire con la bocca aperta!).

cioè, riprendendo la terminologia scientifica usata dal medico, “chiuso in casa senza fare un cazzo di niente” e successivo invito a praticare anche l’astinenza sessuale.

Fino a che si hanno i tamponi inoltre:

  • doccia solo dal collo in giù;
  • niente barba (cmq è scomodo farsi la barba con gli splint nel naso… senti tirare tutto, quindi fatevela il meno possibile!).

Se si sanguina (poco) tutto normale, come è normale avere mal di testa e un po’ di febbre (Tachipirina o Moment e via andare)

Rimozione dei tamponi e dimissione

Last day: la rimozione dei tamponi. Panico e paura, vedo ancora le facce del mio amico e i racconti di mia zia… Arriva il dottore,  mi guarda e mi fa “Andiamo a stamponare”, mi stendo sul lettino, telino chirurgico, divaricatore, pinze, aspiratore… uff uff uff… cresce il panico… mi allarga il naso… ohi ohi ohi… afferra il tampone… chiudo gli occhi… il dottore mi fa “Apri quegli occhi!”… e vedo uscire i tamponi dal mio naso senza nulla sentire. E io che mi ero preoccupato dai racconti “Sembra che ti cavino un tubo dal cervello”, “Senti la carne che si strappa dal naso”… però il trucco c’è: oggi i tamponi sono diversi da quelli di dieci anni fa, sono fatti in un modo diverso (qui qualche spiegazione). Quindi anche questo tutto ok.

Dopo l’intervento

Convalescenza a casa

Lettera di dimissione e a casa, con 15 gg di prognosi. Crema di cortisone e l’olio gomenolato anti congestionante da darsi quattro volte al giorno (solo che non è così facile capire quanta crema hai messo… per l’olio hai il contagocce e ci puoi dare ad occhio…). E le raccomandazioni sopra citate. Avevo pensato di bypassare queste limitazioni (o per lo meno, di applicarle per una sola settimana), ma con me ricoverato c’era un ragazzo che aveva ignorato questi consigli ed è tornato venti giorni dopo l’intervento con un’emorragia imponente al naso che ne ha comportato un ulteriore intervento chirurgico “in fretta” per chiudere l’emorragia. Quindi devo fare il bravo, tanto mi sono portato a casa il computer dall’ufficio e configurata la VPN se proprio capita l’emergenza ;).

A furia di sentire fastidio/male mi sono accorto che mi è spuntata una macchia rossa sotto al labbro (non sanguina, è un’ecchimosi post-operatoria o post-intubazione), ma in effetti è la cosa che mi da più fastidio! Meno degli splints nel naso. Meno male che che dopo quattro giorni che ero a casa mi è calato di brutto il fastidio…

Vi posso dire che comunque qualche lineetta di febbre/mal di testa mi è rimasta (niente che non si possa risolvere con un’aspirina).

Dopo una settimana che ero a casa inoltre ha iniziato a tirarmi “qualcosa” (punti? croste? muco secco?): non so cosa sia, ma da un fastidio (ripeto, niente dolore), mi viene da strapparmi quel “qualcosa” dal naso 🙁

Rimozione degli splints

Finalmente è arrivato il giorno della rimozione degli splints, che sono fondamentalmente delle barrette di plastica interne che servono a mantenere in asse il setto nasale dopo il riposizionamento (mi hanno tolto un pezzo di setto, l’hanno limato e tolto lo sperone, poi lo hanno reintrodotto) . In effetti iniziavano a dare un po’ di fastidio, soprattutto nel ridere e nello sbadigliare. Cmq, non so se è stato condizionamento psicologico, ma la mattina del giorno della visita mi sono accorto di essermi svegliato con la bocca chiusa che respiravo dal naso: che emozione!

Come funziona: ti stendono, aspirano, ti tagliano i punti, ti tolgono gli splints, aspirano, ti tolgono gli eventuali punti rimasti (che comunque sono riassorbibili, quindi potrebbero anche lasciarteli), aspirano. A questo giro un po’ di male l’ho sentito (ma una cosa comunque breve e sopportabile, ma che ha fatto scendere la lacrimuccia…): non potevo sperare di passare il tutto indenne. Dopo mi hanno fatto stare un po’ seduto con la garza (il naso ha continuato a sanguinare per un’oretta, a goccia). La raccomandazione è di non soffiarsi ancora il naso (almeno per qualche giorno, visto che c’è il sangue), poi pian piano posso iniziare a riprendere la vita di tutti i giorni.

Fine della convalescenza

La cosa bella è che ora riesco a masticare senza nessun problema… alleluja! Passato il sanguinamento (ohi, un po’ è normale…) riprendo a darmi la pomata e l’olio.. a questo giro passa meglio l’olio e sento tutto il catarro che si sposta in gola (sputacchio peggio di un nonno fumatore incallito al bar), buon segno, vuol dire che mi sto svuotando.

Ma la svolta arriva la mattina del giorno successivo: dopo 31 anni 2 mesi 19 giorni 8 ore e una bella soffiata di naso degna di una figurina Sgorbions (ve le ricordate?), posso dire di aver iniziato a respirare col naso. Ottimo risultato direi! Purtroppo ora l’incognita è: quanto durerà?

E dopo?

Dopo qualche settimana mi si è richiuso il naso: uhm, no buono… diamo la colpa all’inverno? Per un po’ di settimane ho avuto il naso pieno di muco e di crosticine (forse dovevo spurgare un po’ di arretrato?), molto fastidiose e con sempre lo stimolo di tirarsi via tutto. Ad aprile la situazione sembra migliorata, ma aspetto l’estate per dirvi qualcosa di più.

Nel frattempo ho comprato la lota neti per l’irrigazione nasale: fastidiosa da fare, ma in effetti libera le cavità nasali che è una meraviglia… la consiglio nonostante il fastidio.

E dopo dopo?

Sono passati ormai 6 mesi dal mio intervento, riesco in effetti a respirare meglio e la signora dice che ho iniziato a russare (mai russato prima).

L’altra novità rispetto a prima è che il naso mi si riempie in continuazione di caccoli che si attaccano ovunque e danno un fastidio allucinante… a volte soffiare non basta e sono costretto ad usare le classiche “dita nel naso”. Ma veramente spesso!

Il mio dubbio è che avessi una quantità esorbitante di muco raffermo da qualche parte (in effetti una lastra anni fa lo evidenziava) che sta cercando di uscire… mi sa che quest’estate tornerò a fare le cure termali / aerosol.

Comunque, ripeto, intervento consigliato!

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Overbooking ospedaliero

Stamattina mi sono presentato in ospedale alle ore 7.00 (anzi, le 6.55 per l’esattezza) come da accordi per un intervento programmato in Otorino. Il quarto ed ultimo della giornata.

Dopo un paio d’ore di attesa in sala d’aspetto, verso le 9.15 mi viene finalmente dato un letto visto che non c’erano posti liberi. Alla fine rimango in camera da solo.

Alle 12.45 mi viene detto di prepararmi e di mettermi il camice, dopo che il terzo paziente era stato portato in sala operatoria.

Alle 13.00 mi viene detto di tornare a casa perché avevano fatto tardi in sala operatoria e di tornare martedì. Attenzione, all’una del pomeriggio, un quarto d’ora dopo avermi detto di prepararmi, non sette ore dopo e alle otto di sera.

Martedì sarò ancora l’ultimo della giornata e quindi va te a sapere se si fa tardi ancora.

Io non sono un dipendente che gode del trattamento di malattia. Per me rimandare di quattro giorni un intervento, dopo che mi sono organizzato in una certa maniera, vuol dire rimandare di quattro giorni il mio rientro a lavorare e mandare a quel paese le scadenze programmate di gennaio che seguivano un calendario ben preciso.

Se la mia parrucchiera chiude alle 19.30 e mi da un appuntamento alle 19, se per caso fa tardi non è che alle 19.30 mi dice di andarmene, ma rimane lì e mi taglia i capelli. Ma forse un medico il 30 dicembre ha qualcos’altro di programmato che tardare in sala operatoria. O forse qualcuno ha sbagliato a programmare la giornata. Poi, ripeto, hanno cambiato idea nel giro di quindici minuti.

Purtroppo per patologia devo essere per forza l’ultimo della giornata, ma allora se essere l’ultimo della giornata comporta il rischio di dover essere rimandato a casa io non posso mai sapere se mi opereranno o meno, e a questo punto subisco una discriminazione a causa delle mie condizioni di salute.

Io non posso a questo punto chiedere ad un mio dipendente di venire a lavorare sabato 31/12 e domenica 01/01 perché qualcun altro non ha voglia o non è stato messo in grado di lavorare, quindi in questi giorni non posso nemmeno cercare di farmi avanti non potendo lavorare autonomamente al progetto. Un ritardo di questo tipo per me comporta un danno professionale ed economico, soprattutto nel caso in cui non riesca a rispettare le mie scadenze.

Chiedo quindi formalmente all’AUSL di Ravenna le motivazioni per tale accaduto, augurandomi che non accada anche martedì prossimo, riservandomi ogni eventuale azione conseguente.

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E-commerce all’italiana – La mia esperienza con Groupon

Stamattina leggevo questo articolo che spiega come l’ingresso in Italia di un colosso dell’e-commerce come Amazon possa portare dei problemi a chi in Italia lavora già nel settore, per un unico semplice motivo: l’assistenza al cliente. L’esperienza raccontata da Massimo fa capire veramente la qualità del servizio, e la chiusa è efficace:

chi non capisce che e-commerce non significa solo “prezzo basso” è destinato a fallire, e non sarò certo io a prolungarne l’esistenza

Ora vi racconto la mia esperienza con Groupon, ove avrò fatto 6 acquisti nell’ultimo anno di beni fisici, e questo è il report:

  • un oggetto consegnato in fretta, tutto ok;
  • due oggetti mai pervenuti per i quali mi è arrivato il rimborso “in seguito a problemi di logistica nell’espletare gli ordinativi da parte del partner” dopo due/tre mesi di attesa e numerosi solleciti via mail;
  • tre oggetti arrivati dopo due/tre mesi di attesa  e numerosi solleciti via mail;
  • di questi ultimi tre, uno mi è arrivato due volte: ho scritto al servizio clienti per segnalarlo, ma non mi hanno mai cagato (anzi, forse rispondevano ad una mail su tre in generale…)

C’è bisogno di commentare? Secondo voi, quanti altri acquisti farò su Groupon?

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