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Overbooking ospedaliero – Parte seconda

Visto quello che mi è accaduto e altre cose che ho sentito a voce, mi sono documentato un po’, leggendo anche le indicazioni del Ministero della Salute riguardo la sicurezza in sala operatoria e altri documenti in qua e in la.

La cancellazione di un intervento programmato è un caso previsto dal documento (come conseguenza negativo del tredicesimo obiettivo). In documenti diversi viene comunque richiamato il principio che questo rischio vada minimizzato attraverso un efficiente ed efficace screening preoperatorio ed una razionale programmazione dell’attività operatoria. Però non mi sembra un gran argomento trattato…
Della serie: non dovrebbe accadere. Chiaccherando (anche poco) ho scoperto che è successo già a cinque persone che conosco in passato… ma il fatto che sia accaduto non significa che debba accadere ancora! A tal proposito mi interesserebbe prendere visione del registro della sala operatoria del 30 dicembre 2011, per vedere cos’è stato trascritto come motivazione dell’annullamento del mio intervento.
Mi hanno spiegato che un intervento che se la sala chiude alle 14 un intervento successivo a tale orario porterebbe all’utilizzo dell’unica equipe di urgenza presente nell’ospedale. Ok, mi sta bene, non va impiegata l’equipe di emergenza per un intervento di routine. Ma perché allora non prevedere un meccanismo o di reperibilità o di doppia-equipe per ovviare a questi problemi? Visto che non mi sembrano così infrequenti potrebbe non essere una cazzata (ripeto: cinque casi scoperti oltre al mio nelle chiacchere di un pomeriggio!). E nel malaugurato caso si verificasse una doppia urgenza come si comporterebbe l’ospedale? Se l’ultimo intervento della mattinata si “complica” e va oltre le 14 cosa fanno quelli dell’equipe in sala, escono, si lavano e vanno a timbrare il cartellino? Parallelamente vanno però garantite le normali pause e orari di lavoro per chi svolge le proprie mansioni in sala operatoria: nessuno si vorrebbe trovare ad operare chi è in sala da 12 ore senza pausa perché ha fatto tardi… va bilanciata la continuità del servizio alle condizioni di umanità e sicurezza.
Poi mi chiedo ancora: se mi hanno dato appuntamento per martedì, cosa vuol dire, che l’ospedale avrebbe pagato del personale fino alle 14 (orario a caso) per non lavorare in quanto avrebbero finito alle 12 (altro orario a caso)? Ci sono troppe cose che non mi tornano in questa storia, probabilmente sono meccanismi ospedalieri ignoti e incomprensibili a noi umani.

Ho scoperto un’altra cosa curiosa: i pazienti allergici al lattice vengono operati per primi, i pazienti affetti da patologie infettive vengono operati per ultimi. La sala operatoria viene pulita:

  • la mattina prima del suo utilizzo;
  • tra un intervento e l’altro;
  • al fine della giornata lavorativa.

La ratio semplificata è di facile comprensione: se voglio che la sala non sia contaminata dal lattice opero il paziente per primo, se non voglio contaminare alcun paziente dopo l’intervento di un paziente infetto lo opero per ultimo.
Riflettendoci un attimo, devo quindi presumere che tra un intervento e l’altro la sala operatoria non venga pulita poi così bene? Nessuno mi ha fatto né un test di allergia al lattice (ma forse uno che è allergico al lattice se ne accorge nella vita di tutti i giorni) né uno screening virale. Fondamentalmente si fidano dell’anamnesi, ma qualcuno potrebbe non sapere (o ancor peggio, omettere di riferire) di essere affetto da una patologia infettiva. Non sapendolo, quindi la sala operatoria tra un intervento e l’altro verrebbe pulita “alla buona” e quindi il paziente successivo sarebbe più esposto al rischio a causa della tipologia di pulizia impiegata? Di conseguenza, anche il comportamento medico cambia? Se così è, il rischio di infezione da parte sia degli operatori sanitari sia degli altri pazienti si impenna (e neanche di poco mi viene da dire)… e non è cosa buona e giusta. Tra l’altro (visto quello che mi è successo), un paziente allergico al lattice ha la certezza di essere operato il giorno previsto in quanto è sempre il primo, mentre un paziente colpito da una malattia infettiva deve sempre vivere nel dubbio essendo sempre l’ultimo. Anche in quest’ultimo caso c’è qualcosa che non mi quadra.

Un’ultima cosa che poi non ho capito: perché le donne e gli obesi sarebbero più a rischio per quanto riguarda le infezioni chirurgiche? Chiedo aiuto ai miei amici dottori 🙂

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